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Somma Vesuviana, dalle campagne di S. M. del Pozzo al Seminario di Nola: la breve vita di Domenico Di Sarno

Immagine del redattore: Alessandro Masulli
Alessandro Masulli
29 set
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 30 set


Il novantesimo anniversario della morte del tredicenne Domenico Di Sarno ci offre l'occasione per esaminare la singolare statura spirituale del giovane che fin dall’infanzia coltivò il desiderio del sacerdozio, dedicandosi alla preghiera e ai più bisognosi fino agli ultimi giorni della sua vita.


Domenico Di Sarno nacque a Somma Vesuviana il 26 febbraio del 1923 in via scippachiuovo nel cuore dello storico borgo di Santa Maria del Pozzo. Era figlio di Antonio, di professione colono, e di Rosa Piccolo, casalinga. Discendeva dall'antica famiglia Di Sarno, il cui nucleo originario si formalizzò nel corso del XVIII secolo nei vasti territori posti all'estrema periferia settentrionale della Terra di Somma. Tale area, storicamente riconducibile alle proprietà di Donna Rachele Jacobellis e degli eredi di Gioacchino di Sarno, alias micco, confluì successivamente nel complesso della masseria in seguito appartenuta alla casata dei Sansone.

Domenico manifestò fin dall’infanzia una precoce e spiccata vocazione al sacerdozio. Le testimonianze orali descrivono come questa inclinazione si traducesse, sul piano ludico e devozionale, nella simulazione di processioni religiose. Coinvolgendo fratelli, cugini e coetanei, il fanciullo guidava i compagni nelle campagne circostanti per intonare preghiere e canti di lode, recando con sé una croce rudimentale da lui stesso fabbricata e indossando una veste materna a simulare la sottana clericale. All’interno delle mura domestiche, Domenico aveva inoltre allestito un piccolo altare privato adibito alla preghiera quotidiana. I testi autografi rinvenuti postumi recano testimonianza della sua profonda ispirazione caritatevole. In essi, il giovane esprimeva il voto solenne di devolvere ogni proprio bene ai bisognosi qualora Dio gli avesse concesso di ascendere al sacerdozio. Tale disposizione d'animo trovava riscontro pratico già negli anni della prima scolarizzazione, durante i quali Domenico era solito donare ai poveri che incontrava lungo il cammino tutto ciò di cui disponeva. Nonostante l’auspicio paterno affinché egli proseguisse gli studi nel comune natio, Domenico insistette per assecondare la propria vocazione, ottenendo infine l'ingresso presso il Seminario Vescovile di Nola, dove rimase per un biennio.


Nell'estate del 1936, durante il periodo di congedo estivo nella casa familiare, il giovane fu colpito da una grave forma di peritonite. Nonostante il tempestivo intervento e le terapie dell'epoca, coordinate con rigore da un rinomato medico napoletano, il quadro clinico si rivelò irreversibile. Anche nei giorni della malattia, sebbene provato da un forte stato febbrile, Domenico non rinunciò alla dimensione liturgica, continuando a celebrare idealmente la funzione sacra dal proprio letto. Il decesso avvenne alle ore nove di mattina del 3 ottobre del 1936 all'età di soli 13 anni, lasciando nel più profondo cordoglio l'intera famiglia, composta dai genitori e da cinque fratelli. Tra questi, Domenico era legato da un vincolo di particolare e premurosa affezione nei confronti dell'ultima sorellina, nata il 25 settembre del 1934, di nome Raffaela, della quale si era preso cura con dedizione costante fino agli ultimi giorni di vita.



La terra tolse troppo presto a Domenico la gioia di poter salire i gradini di un altare di pietra, ma non poté spegnere il candore del suo sogno. Oggi, a novant'anni dalla sua morte, la figura di questo piccolo seminarista di Somma Vesuviana continua ancora a vivere nel profumo dei campi che tanto amava e nel ricordo di quella croce di legno stretta tra le mani. Domenico non fece in tempo a diventare sacerdote per gli uomini, ma comunque celebrò la sua messa più bella, offrendo la sua stessa giovinezza e, soprattutto, lasciando a chi resta l'eredità più dolce: una fede pura che, proprio come il cuore di un bambino, non conoscerà mai l'inverno.

 
 
 

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